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Emanuele Barbati, meltin’pot e metafore coi lupi

Emanuele Barbati, meltin’pot e metafore coi lupi

Vi presentiamo Emanuele Barbati, cantautore impegnato anche in progetti per il sociale. Ci racconta oggi del suo album Mentre Fuori Arrivano I Lupi, uscito lo scorso 10 giugno che, tra l’altro, sostiene il progetto di Amref Italia per il diritto allo studio femminile in Sud Sudan e l’associazione Alzaia che si occupa di prevenzione alla violenza di genere a Taranto. Musica, metafore, senso critico e tanto di più…ecco chi è Emanuele, un autore da scoprire.

Emanuele Barbati, come ti presenteresti agli amici di Jam Session 2.0 che non ti conoscono?

“Intanto salutandoli. Racconterei sicuramente che mi piace scrivere e suonare la chitarra e che quindi scrivo canzoni, che amo il mare e difendere la natura e i diritti di tutti”.

Dacci 3 motivi per i quali vale la pena ascoltarti e seguirti.

“Il primo dovrebbe essere che dopo aver ascoltato qualche brano vi sia piaciuto.

Il secondo che potremmo avere interessi e idee comuni.

Il terzo che potremmo essere del tutto diversi ma capaci di dare valore alla diversità”.

Come hai iniziato a fare musica?

“Come tutti i bambini che a sei anni hanno iniziato a fare lezioni di pianoforte, solo che poi non ho più smesso, al massimo ho cambiato strumento”.

Ad oggi ti senti un professionista, o la tua musica è ancora più un hobby?

“Non ho mai vissuto la musica come un hobby, neanche quando a 14 anni suonavo nelle prime band. Ho sempre creduto che la musica fosse un mestiere senza nulla togliere a chi la ritiene un passatempo ovviamente”.

Il 10 maggio uscirà il tuo album Mentre Fuori Arrivano I Lupi, quali sono le tematiche toccate nei testi?

“In generale sono canzoni d’amore post romantiche, alcune con delle metafore nascoste sulla vita, sui tempi cupi nei quali viviamo, altre di sostegno alla lotta femminista. C’era un poeta sud americano che diceva che non bisogna per forza scrivere ‘il capitale’ per parlare di rivoluzione, ma che anche una canzone d’amore può farlo”.

Quali sono i lupi del quale si parla, c’è qualche metafora?

“Ho immaginato una cena al caldo di un camino mentre fuori nevica, tutti gli ospiti ti fanno grandi sorrisi, ti dicono di esserti amico, mangiano, bevono ma già si sono dimenticati il tuo nome, ti dicono che con loro sei al sicuro mentre fuori i lupi ululano…nella vita capita spesso che seguire i lupi abbandonando la cena è la scelta migliore”.

Le tracce contenute si dice abbiano sonorità molto diverse tra loro, come mai questa scelta e quali sono questi generi sperimentati?

“Abbiamo cercato di inserire più generi, mantenendo una certa omogeneità sonora, per non essere legati alle tendenze del momento. C’è dell’elettro-pop, l’acoustic, il pop-rock, alcuni sound che ricordano i ritmi in levare jamaicani ed anche lo shogaze”.

Quindi, anche in base a questa eterogeneità, a chi è rivolto il tuo album, qual è l’ascoltatore che, secondo te, potrà maggiormente apprezzarlo?

“Credo che proprio per questo meltin’pot sonoro la forbice di pubblico sia vasta, probabilmente chiunque potrà trovare alcuni brani che soddisfano il suo orecchio come anche altri che invece potrà sentire più lontani”.

Progetti futuri?

“Suonare in giro, non si vede l’ora!”

Circa l'autore

Eleonora Tredici

Eclettica e curiosa di natura è copy e ghostwriter, ex speaker radiofonica e grande appassionata di musica, sta anche muovendo i sui primi passi nella scrittura di testi musicali. Scrive sul web di svariati argomenti come ad esempio l'arredamento, è anche interior designer con diverse specializzazioni. Collabora con diversi siti, testate e blog e ha realizzato un format dedicato alle interviste, tuttora attivo, dal nome "un aperitivo con...". Tra i nomi noti intervistati anche MIKA, Le Vibrazioni, Diodato, Manuela Villa, Maxi B, Piotta, ecc.

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