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Enea: un viaggio controcorrente | Intervista agli EPO

Enea: un viaggio controcorrente | Intervista agli EPO
Quando si pensa ad Enea, personalmente, mi viene in mente l’immagine di un uomo, che, nel suo viaggio, è guidato dalla voglia di scoprire e sperimentare.
Penso che in fondo in ognuno di noi ci sia un Enea: c’è chi gli da voce e chi preferisce non ascoltarlo..
E poi ci sono gli Epo, che, con il loro lavoro, hanno cercato una loro dimensione, andando oltre l’ovvio.
Come affermano loro stessi, essi non vogliono essere portatori di verità: Enea è un viaggio bello ma anche faticoso, fatto in direzione contraria, dove le persone hanno  la possibilità “sentire” prima di ascoltare
Buon viaggio a tutti voi che farete vostro questo disco, che, personalmente, mi è entrato nel cuore

Il disco, realizzato in napoletano, è una scelta azzardata:  non temete che questa scelta di campo lasci fuori una parte di pubblico?

Crediamo fermamente nella qualità del lavoro che abbiamo realizzato così come crediamo nella capacità di molte persone di riuscire a “sentire” ancor prima di capire i testi. La musica di Enea è diretta alla pancia e vuole creare un contatto più diretto e profondo con l’ascoltatore. In un momento in cui la musica è diventata carta da parati, vuoto intrattenimento, noi abbiamo sentito l’esigenza di viaggiare in direzione contraria alla corrente e fare al meglio quello che vogliamo fare, suonare.

 

Napoli, per voi cosa rappresenta? Come mai, per la prima tappa è stata scelta Milano? 

Napoli è la nostra anima e la nostra energia. Vogliamo raccontare le nostre storie e la nostra visione della città senza sentirci portatori di una verità univoca e neanche vessilli di una oleografia, classica o contemporanea, che è quella che i media ci inculcano da sempre. Abbiamo voluto suonare la prima data a Milano perché crediamo nel carattere universale, e quindi anche nazionale, del linguaggio di Enea e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla reazione del pubblico. Ci auguriamo di poterci tornare presto.

Se doveste utilizzare 3 aggettivi per definire questo lavoro, quale utilizzereste?

Suadente, particolare e faticoso.

Il vostro rapporto con i social e con i talent?Non pensate che il rapporto con i fan sia cambiato?

Cerchiamo di utilizzare i social a nostro modo, cercando di tracciare una immaginaria linea di coerenza tra quello che siamo, la nostra musica, e la volontà di promuovere il proprio lavoro ed il proprio pensiero su queste piattaforme. Non credo che parteciperemo mai ad un talent anche perché dovrebbero inventare una nuova categoria, che so i superoverover o i Quota100.

Come vedete la scena musicale attuale?

Sono usciti in questi ultimi anni tanti dischi interessanti anche se le cose che vanno per la maggiore e che ascolti ovunque, anche quando non vorresti, sembrano copie mal riuscite di cose brutte di 20 anni fa.

Con quale artista vi piacerebbe collaborare?

Damon Albarn

A quale canzone di Enea siete più affezionati?

Dimmello mo’: Per la storia che racconta e per la magia che si creò in sala prove quando iniziammo ad abbozzarne l’arrangiamento.

Immaginate di fare una chiaccherata con gli Epo degli  esordi: cosa direste a loro? E quale critica vi farebbero loro?

Se potessi incontrare il Ciro degli esordi lo stringerei fortissimo e gli direi di imparare ad essere meno rigoroso.

Lui di sicuro mi prenderebbe per il culo perché non posso permettermi più i capelli lunghi!

 

 

Circa l'autore

Marianna Quartuccio

Marianna Quartuccio, fotografa, di origini campane, vorrebbe essere definita come “la cantastorie della fotografia”. C’è chi racconta una storia con le parole; lei a queste ultime sostituisce le immagini.

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