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ENZO GRAGNANIELLO: “LO CHIAMAVANO VIENT’ ‘E TERRA”

ENZO GRAGNANIELLO: “LO CHIAMAVANO VIENT’ ‘E TERRA”

Ad essere onesti, quello che leggerete non è una vera intervista, ma un racconto una chiacchierata tra 2 perfetti sconosciuti…. anzi no  perché io Enzo Gragnaniello lo seguo da sempre, dai tempi di “Cummè”

Quale aggettivo, utilizzeresti per definire il tuo ultimo lavoro?

“Biologico”, perché si tratta di un lavoro naturale, senza concimi. E’ un esperimento in quanto si tratta di un lavoro artigianale, di un disco registrato a casa. Il motivo? La voglia di non perdere la vera essenza”.  E’ un disco senza vanità: è al servizio della musica; ho preferito togliere invece di aggiungere

Tra i tuoi dischi, quale ritieni con maggiore vanità?

In realtà nessuno; ad ogni disco ho sempre lavorato con passione e rispetto. Un assolo non è mai stato inserito nelle canzoni, per fare scena, ma perché dovesse essere funzionale a raccontare qualcosa.

Tra gli artisti con cui hai collaborato, con quale accetteresti a scatola chiusa?

Beh, tra i tanti ti faccio 2 nomi: Mimì e Murolo. Con loro è nata Cummè…sai cummè è un po’ come il ragù napoletano della domenica, che nei palazzi si impregna. Ti entra dentro e te la porti con te

Come vedi Napoli ora? Cosa ti piace di meno?

 Io di Napoli sono innamorato; la considero la città più bella del mondo. Dal punto di vista culturale, è fonte di ispirazione; da tanti stimoli. La cosa che mi piace di meno è legata forse alla globalizzazione, ma è un discorso che vale un po’ per tutti, al rischio di perdere la propria unicità. Ma sai però c’è speranza, perché in realtà nei quartieri spagnoli, quell’umanità c’è ancora. E poi c’è un certo fermento: stanno aprendo tante piccole vinerie, tanti piccoli locali. Insomma c’è una rinascita, che parte dal basso.

Domanda “ Che ne pensi dei napoletani, che votano Lega?”

Sono persone ferite, arrabbiate, ma anche molto fragili. E’ innaturale: sono come i napoletani, che tifano Juventus

E dopo questa ci siamo salutati con un sorriso sul mio viso, paragonabile a quella di una bambina a cui regali la cioccolata

 

Circa l'autore

Marianna Quartuccio

Marianna Quartuccio, fotografa, di origini campane, vorrebbe essere definita come “la cantastorie della fotografia”. C’è chi racconta una storia con le parole; lei a queste ultime sostituisce le immagini.

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