Macs Villucci, musicista campano, ci presenta il suo secondo disco Humanoalieno 2 uscito per Isola Tobia Label.
Un album di canzoni d’amore e di lotta su molteplici tematiche, con chitarre graffianti e retaggi new wave.

Ciao Macs piacere di conoscerti e benvenuto.

Grazie! Piacere mio…

Parliamo del tuo nuovo disco. hUMANOALIENO 2 è il tuo secondo lavoro discografico, un album composto da 11 canzoni, anticipato dal singolo Disincanto che è stato pubblicato tra l’altro insieme ad un video su Youtube.
Ci parli meglio di questo tuo nuovo progetto?

C’è dietro una corrente di pensiero ben precisa? Ci spieghi meglio in dettaglio?

hUMANOALIENO 2 è il risultato di ben due anni di lavoro in studio di registrazione. Per questa nuova avventura ho deciso di cambiare radicalmente l’approccio della mia produzione musicale. Ogni brano contenuto in questo disco è corredato di video che ho pubblicato sul mio canale Youtube, con cadenza bimestrale. Questo modus operandi mi ha permesso di dedicarmi ai brani con tempi molto più dilatati, senza l’inevitabile pressione che scaturisce da produzioni classiche, influenzate spesso dai tempi ristretti legati al fitto di uno studio professionale. Il risultato mi soddisfa particolarmente perché, rispetto ai lavori precedenti, questo disco suona molto più ricco di sfumature, ricercate e volute caparbiamente, durante questi mesi di lavorazione. La libertà artistica che caratterizza questo nuovo corso è stata fondamentale per me e questo è stato possibile perché hUMANOALIENO è diventato un progetto solista. Questo album mi rappresenta in maniera totale ed è il sunto della mia attuale maturazione artistica. L’album non è un concept come il precedente, ma contiene comunque i temi letterari a me cari da sempre: la diversità come ricchezza, lo sguardo sulla nostra epoca alienata e alienante, la visione politica che rappresenta la nostra essenza in quanto uomini, l’etica della responsabilità verso tutto ciò che ci circonda e, perché no, anche l’amore verso gli altri e verso questa vita con tutte le sue sfumature.

Le tematiche che vengono trattate nelle tue canzoni sono molteplici. Si spazia dalla politica condita da un’amara ironia, all’analisi dell’essere umano che sta perdendo sempre di più la propria unicità preferendo confondersi seguendo le masse, all’amore per se stessi o verso qualcuno. Delle 11 canzoni che compongono l’album, ce n’è una in particolare di cui ci vuoi parlare o alla quale sei particolarmente legato?

Personalmente a me ha colpito “Ballad of Spring”, tra l’altro unica canzone in inglese del disco…
Ballad è la prima “vera” canzone che ho scritto in vita mia e, in questo album caratterizzato, come ti dicevo, da una profonda libertà artistica, ho deciso che ci potesse essere lo spazio anche per ciò che ha rappresentato una sorta di inizio della mia carriera compositiva. Per il resto, ti posso dire che ogni pezzo dell’album ha per me un significato importante, proprio per il modo con cui si è sviluppato l’intero progetto. Questi due anni sono stati decisivi per me, per capire chi sono e dove voglio andare. Il confronto con altri artisti è davvero stimolante, dal punto di vista artistico, ma soprattuto umano.

Alla produzione hanno partecipato tantissimi musicisti, li citiamo brevemente:
Paolo Scotti alla batteria, Franz Miele al basso, Alberto D’Ari alle tastiere, Enrico Sciaudone alle chitarre (tue vecchie conoscenze) e poi si sono aggiunti Emilio Silva Bedmar e Gianluca Varone al sax, Maurizio Conte alla batteria, Claudio Borrelli alle chitarre, Lino Muoio al mandolino, Alfredo Iannelli al piano e alla batteria, Antonio Perillo e Angelo Apicerni alle percussioni. Praticamente siete in tantissimi…
In che modo siete riusciti coordinare ed uniformare la produzione del disco? Vuoi ringraziare qualcuno in particolare che involontariamente non abbiamo citato?

Per me coordinare il tutto è stato così naturale…la maggior parte di loro posso dire che sono miei grandi amici. Per la produzione artistica mi sono affidato ad un gran professionista del settore: Cristiano Santini (Dischi del Mulo, Disciplinatha, Consorzio Produttori Indipendenti etc.) che ha reso il sound più omogeneo. Del resto sono andato sul sicuro. Cristiano aveva già curato il mio primo lavoro discografico. Per quanto riguarda i ringraziamenti la lista sarebbe imbarazzante per la sua lunghezza…ma non posso non citare i ragazzi di Isola Tobia Label che hanno creduto nel mio lavoro. Svolgono tutti un lavoro eccezionale e l’lsola, per essere un’etichetta così giovane, ha già raggiunto risultati sorprendenti (Francesca Incudine ha vinto la targa Tenco come autrice del miglior disco in dialetto del 2018!)

Parliamo un po più di te.
Il progetto hUMANOALIENO nasce in provincia di Caserta come band, da una tua idea nel lontano 2005 quando tu ricopri il ruolo di frontman. Progetto che si concluderà dopo ben 10 anni di attività nei quali tra l’altro la band vince numerosi premi. Stimata dal pubblico e dalla critica al DUEL BEAT di NAPOLI con la band hai aperto il concerto dei DIAFRAMMA e successivamente al NEAPOLIS FESTIVAL, sul RED BULL Bus, quello di PATTI SMITH.
Ci racconti qualcosa di quel periodo? Come è stato rapportarsi con il pubblico e con artisti di un certo spessore a livello musicale? Cosa ti manca di quel periodo ed invece di cosa faresti volentieri a meno?

Il rapporto con il pubblico è sempre un motivo di crescita e soddisfazione. Ringrazio spesso chi mi segue, perché senza il loro apporto tutto avrebbe meno senso. Ma spesso ringrazio anche chi non mostra particolare interesse per le mie cose…costoro rappresentano comunque uno stimolo a fare sempre meglio…sai, è un meccanismo di resilienza…
Con alcuni degli artisti con i quali ho condiviso il palco sono rimasto in contatto e nel mio piccolo mi sforzo sempre di promuovere il loro lavoro perché penso sia giusto così…la stima è fondamentale ed è la fonte delle affinità elettive…
Di quel periodo mi manca tutto e niente, in realtà…ciò che viene deve essere vissuto in pieno, facendo tesoro delle esperienze passate.

Successivamente dopo 2 anni di pausa, decidi di riprendere in mano il tuo progetto, questa volta da solista conservandone il nome. Riprendi le idee accantonate da tempo e dài vita al nuovo album dal titolo HUMANOALIENO 2. Come pensi sia cambiato il tuo modo di scrivere e comporre dagli inizi ad oggi? Con quali artisti ti piacerebbe confrontarti musicalmente, ma ancora non se n’è presentata l’occasione?

Il mio modo di scrivere e di comporre non è cambiato in maniera particolare. Chiaramente col tempo affini la tecnica e le abilità, ma cerco sempre di proporre lavori frutto di ispirazione. Non ho contratti discografici con scadenze da rispettare e quindi non sono vittima dell’ansia da prestazione. Di artisti che stimo ce ne sono tanti. Ma, visto che siamo nell’ambito delle chimere e della fantasia, mi piacerebbe scrivere e cantare un pezzo con Robert Wyatt. Sì, lo so, l’ho sparata grossa, ma tanto sognare è gratis!

Vuoi aggiungere qualcosa?

Sì…mi piacerebbe che, in questo Paese, tutti avessero il coraggio di schierarsi, in ogni ambito…una vita vissuta nell’indifferenza non è una vita degna…

Grazie per la tua disponibilità.

Grazie a voi e a tutti i lettori di Jam Session 2.0