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Nicola Lombardo:  “Sognante o universale”?

Nicola Lombardo:  “Sognante o universale”?
“Il mattino” da inizio alla giornata; per Nicola Lombardo, rappresenta l’inizio di un nuovo percorso
“Mattino” parte da quella quotidianità, da quella normalità, che spesso viene intesa in senso negativo. Il “chiudere gli occhi”; crogiolarsi nel letto lo abbiamo fatto un po’ tutti: la musica e le parole, è come se fossero la fotografia del risveglio delle città alle prime ore del giorno. Ascoltandola, si ha la sensazione che si parli di una storia, che possa appartenere a chiunque. Se io dovessi utilizzare un aggettivo, mi viene in mente l’aggettivo universale: tu quale utilizzeresti?
Probabilmente la parola giusta è “sognante”, perché Mattino è nata in un momento di quelli che, normalmente, si dimenticano,  uno dei quei momenti che a posteriori non sai decifrare: stavo sognando? Capita a volte di svegliarsi nella notte, di crogiolarsi nelle lenzuola, di bere un po’ d’acqua e poi magari riaddormentarsi. Tutto ciò che il brano racconta è accaduto per davvero, dal gatto, Vesta, all’aereo. Dopo aver contemplato ciò che mi stava attorno mi sono appuntato i primi versi e sono tornato a dormire, l’ho finita di scrivere il giorno dopo.
Il passaggio dall'”autoproduzione ad un’etichetta” per te cosa ha significato? La scelta di cantare in italiano e non più inglese a cosa è dovuta?
Passare dall’autoprodursi all’avere un’etichetta alle spalle è decisamente rassicurante. In passato ho fatto qualche scelta d’immagine sbagliata dovuta al fatto che io e l’immagine siamo agli antipodi, è altro rispetto alla musica, non è il mio campo, e di certo avere qualcuno accanto che mi supporta, mi motiva e mi guida in tutta una serie di cose è positivo. Anche dal punto di vista artistico, i pezzi che sono in lavorazione sentono positivamente questa congiunzione.
Quanto alla scelta del passaggio dall’inglese all’italiano penso sia arrivato un momento, un paio di anni fa, in cui mi sono detto che avrei dovuto incominciare a farmi capire dagli altri. L’inglese è piacevole, scorre bene, ci scrivo ancora qualche brano e ogni tanto penso dovrei dare giustizia ai brani di My Blue Side, magari durante i live, però mi rendo conto che in Italiano, quando scrivo, il più delle volte mi commuovo. Quando scrivo in inglese mi faccio prendere da tante altre dinamiche e questo non succede, idem col francese (ci ho provato, colpa di Alizée, ma non è andata troppo bene).
Cosa o chi ti ha influenzato maggiormente nel tuo percorso?
Per far gioire il tredicenne che è in me, dovrei dire che ho iniziato a cantare grazie a Hilary Duff, infatti è così. Peccato non si occupi principalmente di musica.
Ho passato l’adolescenza ad ascoltare pop, con un debole per gli one-hit wonder e i fondi di classifica. Verso i 18 anni tutto questo pop si è unito all’indie italiano e lì ho conosciuto una delle mie più grandi ispirazioni, Maria Antonietta. Rimane tutt’ora un punto di riferimento molto importante.
 3 dischi che ti hanno influenzato? Curiosità personale: come mai tra le diverse canzoni di Celentano, hai scelto di fare la cover di Azzurro?
A occhi chiusi, riferendomi a questo ultimo periodo, posso dire: Melodrama di Lorde, Body Talk di Robyn. Sul terzo faccio fatica.
Melodrama è uscito in un momento in cui non riuscivo a spiegare a me stesso i suoni che stavo cercando, pur scrivendo, a volte non sono molto musicale. Poi ho sentito Supercut e mi sono sinceramente emozionato. Mi ha ispirato tantissimo. Lorde è ben sopravvissuta all’essere una one-hit wonder. Body Talk lo conosco e apprezzo da anni, ma sempre grazie a Lorde (che si è dichiaratamente ispirata a Robyn per Supercut) sono tornato ad ascoltarlo. Mescolare dispiaceri e synth è bellissimo.
Il terzo album non mi viene in mente, o meglio, potrei citarne diversi ma poi sarebbero multipli di tre e non vale.
Quanto ad Azzurro è nato tutto suonando con degli amici, a fine 2016. Mi piaceva ciò che stava succedendo e l’ho registrato col telefono. Dopo qualche mese, ancora non ero in contatto con Bianca Dischi, ho chiesto a due amici di mettere mano su una possibile cover ed è nata così. Quel brano ha ancora tanto da dare e mi ricorda molto la mia infanzia. Mi rendo conto, parlando di scelte d’immagine sbagliate, che il video può causare vertigini, ma girarlo è stato divertente.
Sono previste tappe per la presentazione del singolo?
Sì, qualcuna è già in programma:
18 maggio a IL COVO, Albino (BG), 19 maggio Piacenza allo Chez Moi (canterò da un balcone e questa cosa mi fa ridere, un po’ piazza San Pietro e un po’ TRL), e il 16 giugno al Low-L Festival di Guardamiglio (LO).

Circa l'autore

Marianna Quartuccio

Marianna Quartuccio, fotografa, di origini campane, vorrebbe essere definita come “la cantastorie della fotografia”. C’è chi racconta una storia con le parole; lei a queste ultime sostituisce le immagini.

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