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Psychords band, quando il “punk rock” si tinge di rosa

Psychords band, quando il “punk rock” si tinge di rosa

Le Psychords sono una punk rock band tutta al femminile di Milano. Violet Burns (voce e chitarra), Gio Highlander (basso e cori) e Claudia Lo (batteria) ci parlano in anteprima del loro nuovo disco SAVE MY SANITY, disco di debutto del punk trio che verrà presentato per la prima volta al pubblico italiano il 13 ottobre al ROCK N ROLL Club di Rho.

Ciao ragazze intanto piacere di conoscervi e grazie di averci concesso questa intervista.

Parliamo un po’ di voi.

  • Come nasce l’idea di fondare una punk rock band tutta al femminile? Come vi siete conosciute? So che vi ispirate fortemente alla prima storica ondata punk. Quali sono le band e gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente?
Ciao Raffaella, piacere nostro! L’idea è partita da Violet (nata come cantante) circa 5 anni fa: voleva formare una all-female band stile Runaways, per cui è nato tutto da un annuncio, a cui hanno risposto nell’ordine prima Giò (ai tempi chitarrista) e poi Cla, e in seguito un avvicendarsi di altri elementi – non solo femminili – per completare la line-up con un basso e una seconda chitarra. Dopo i primi mesi di live show con una formazione variabilmente mista e una setlist composta principalmente da cover punk/rock in inglese, la voglia di lavorare a pezzi nostri e di dare un’accelerata ci ha portate giocoforza a reimpostare la band sui 3 elementi attuali, abbastanza allo sbando, se vogliamo! Infatti non è stato facile per Violet imparare a cantare suonando e per Giò a imbracciare il basso, ma Cla pur rimanendo comodamente alla batteria ci ha saputo dare la carica per portare avanti la cosa… e oggi diremmo che la ‘visione’ di circa 3 anni fa è stata più che azzeccata, visto come sta andando! In noi scorre senz’altro il punk delle origini, quello dei Ramones, dei Clash, dei Pistols, anche se le influenze di altri generi rock non mancano, spaziando da Joan Jett, Motörhead, Nirvana e tante altre band che non menzioniamo solo per brevità.
  • I singoli e video “Save My Sanity” e “Slave” anticipano il vostro nuovo disco, volete raccontarci maggiormente in dettaglio di questo vostro nuovo progetto musicale? 10 nuove tracce volutamente registrate in presa diretta al RecLab Studios di Larsen Premoli. Come nasce questa idea? L’album è un inno alla libertà. Volete spiegare meglio questo vostro messaggio che volete proporre al pubblico attraverso le vostre composizioni?
“Save My Sanity” e “Slave” hanno un messaggio di fondo legato alla libertà così come praticamente tutti gli altri 8 pezzi dell’album: ce ne siamo rese effettivamente conto solo dopo aver registrato il disco, nel definire la tracklist. Inconsapevolmente, avevamo tra le mani un vero e proprio concept album ed è stato illuminante notare a posteriori come questa voglia di salvifica libertà sia rimasta in sottofondo come fuoco sotto la cenere per tutto questo tempo, per poi esplodere così, naturalmente e senza preavviso, nell’album. Sicuramente è segno di un disagio che percepiamo in noi stesse e nella società, l’assenza di libertà o la paura di perderla, la voglia di recuperarla e riscattarci a livello personale e sociale. È un po’ di questo, in vari casi e a diversi livelli, ciò di cui parla l’album, partendo da nostri sogni e speranze o a volte da notizie vere e fatti di cronaca recenti. Più che intenzionale, invece, è stata la scelta di registrare in presa diretta. Ci piaceva l’idea di presentarci per ciò che siamo, di catturare la forza espressiva della nostra musica senza troppi rimaneggiamenti, in netta contrapposizione all’attuale tendenza verso l’iperproduzione dei suoni. In un mondo dove tutto, musica inclusa, deve mostrarsi artefatto e quasi ‘finto’, ci piaceva far apparire ‘vera’ la nostra musica. Vera come quegli album ‘veri’ e intramontabili che tanto ci hanno segnato e che sono stati registrati negli anni ’70, quando si entrava in studio, si attaccava il jack… e il resto è storia del rock! Abbiamo voluto quindi registrare un disco ‘vero’, i cui l’imperfezione non è un errore, è il valore aggiunto.
  • Il vostro primo riscontro e consenso musicale lo avete trovato maggiormente all’estero con il singolo e video “I wanna live like Joey Ramone” seguito poi dal vostro primo EP “Psychords”, uscito nel novembre 2015 per la label inglese Headcheck Records che vi ha portato ad esibirvi nel Regno Unito con un tour nel 2016 portandovi a suonare anche allo storico “The Unicorn Camden Live” di Londra e al famoso “Rebellion Festival” a Blackpool (Manchester) tra le nuove proposte. Con quali emozioni avete vissuto tutto questo? C’è qualche ricordo particolare che portate nel vostro cuore da quella tournée che volete condividere con noi?
Il singolo “I wanna live like Joey Ramone” ci ha dato veramente una grandissima spinta! È girato maggiormente in Sud America, USA, Australia e in UK, nazione che musicalmente ci ha ispirato tantissimo, dove il punk è nato, per cui non puoi capire quanto eravamo gasate!!! E anche un po’ agitate, visto che era la nostra prima esperienza all’estero e non avevamo idea di cosa ci aspettasse… e invece il tour di gennaio 2016 è stato una bomba! La gente che cantava sotto al palco non la scorderemo mai! È stata l’emozione più grande e una soddisfazione immensa! Il culmine l’abbiamo poi raggiunto quella stessa estate partecipando come artisti emergenti al Rebellion Festival di Blackpool, alla sua 20° edizione nell’anno in cui il punk celebrava le sue 40 primavere. L’evento ha una portata enorme! 7 palchi all’interno dei Winter Gardens , 4 giorni, più di 300 band tra cui grandi nomi come Descendents, Cock Sparrer, Damned, Adicts, Stiff Little Fingers, G.B.H., Jello Biafra, Flag, Exploited, Adolescents e tantissimi altri, insieme a… noi! In quei 40 minuti abbiamo ripagato tutti gli sforzi e il lavoro fatto! Soddisfazione pura!! Il ricordo che portiamo sempre nel cuore è il sostegno che ci ha dato il pubblico prima, durante e dopo l’esibizione live. Veramente inconcepibile dalle nostre parti.
  • Con il vostro nuovo disco so che c’è anche un tour internazionale che vi porterà per la quarta volta sui palchi inglesi oltre che in Italia anche in altre nazioni europee… Ora che tornerete a calcare gli stessi palchi che vi hanno visto protagoniste agli esordi, con quale maggior consapevolezza e maturità artistica affrontate tutto questo?
A Dicembre torneremo in Inghilterra con un tour fitto di date tra cui Liverpool, Manchester, Birmingham e torneremo allo stesso Unicorn di Londra. Di sicuro ci porteremo dietro tutto quello che abbiamo imparato fino ad ora e che ci ha arricchito. Lo show che stiamo mettendo in piedi sarà adrenalinico! Ne avrete prova il 13 ottobre al release party al Rock’N’Roll club di Rho, un appuntamento a cui è vietato mancare!!! E l’unica consapevolezza per il momento è che sì, ahinoi, all’estero tutto gira meglio quando si tratta di questo genere di musica… pensiamo si possa parlare di una questione culturale, ma ad ogni modo, puntualmente, siamo molto rattristate da questa constatazione. Per questo anche se non è semplicissimo, cerchiamo di attingere a piene mani dalle proposte di tour che si presentano oltralpe. E la prossima tappa sarà senz’altro la Germania: a Dicembre apriremo gli Sham 69 al Rumours di Monaco e poi abbiamo in programma un intero tour nel 2018!
  • Qui in Italia avete calcato anche prestigiosi palchi come quelli dell’”Estathè Market Sound” e del “Milano Rugby Festival”, in occasione dello “Strummer Calling Festival”, evento dedicato alla memoria di Joe Strummer, leader dei Clash. Questa esibizione vi è valsa una bella pubblicazione sul sito di “Rolling Stones Italia”. Sicuramente una bella soddisfazione. Quali differenze, se ce ne sono, avete riscontrato nel pubblico italiano? Come viene vissuto qui il genere punk rock che proponete?
Sicuramente è stata una bella soddisfazione vedere la nostra foto sul Rolling Stone! Gli eventi citati hanno avuto un bel richiamo di pubblico per la loro portata, ma non sono la regola: constatiamo nostro malgrado che in Italia la musica live originale sta pian piano morendo… i piccoli club che sostengono la nuova musica stanno diminuendo sempre di più e diventa davvero arduo suonare. I gestori dei locali giustamente devono badare al portafoglio e probabilmente di Hilly Kristal non ne nasceranno molti altri… Forse una spinta al cambiamento può partire dal pubblico, che manca di interesse e curiosità, così spopolano le cover band e i tributi “perché riempiono”. Bisognerebbe imparare dall’estero e invertire la rotta!
  • Dal lontano 2014, data ufficiale della nascita del vostro trio con la formazione attuale, ad oggi come è cambiato il vostro modo di scrivere e comporre? C’è qualcuno in particolare che volete ringraziare e che vi ha accompagnato nel vostro percorso artistico?
Il nostro modo di scrivere e suonare, la ricerca del suono, le melodie vocali stanno evolvendo: c’è una ricerca sempre più matura, stiamo cercando di innovare e personalizzare quello che degli anni ‘70 portiamo nel cuore. A volte sembriamo allontanarci dalle sonorità punk, altre volte ci caschiamo in pieno. Noi stiamo imparando a conoscere e riconoscere il nostro marchio di fabbrica e ci piacerebbe che col tempo impariate a farlo anche voi! Sicuramente vogliamo ringraziare Mark, il manager della Headcheck Records, che ha sempre creduto in noi e ha sempre supportato la nostra musica!
  • Avete scelto un genere musicale sicuramente non commerciale, quali sono state le difficoltà maggiori (se ne avete avute) dagli esordi fino ad oggi, per poter conquistare credibilità e consensi dal vostro pubblico? Il fatto di essere un gruppo femminile aiuta o molto spesso può risultare un’arma a doppio taglio? Il fenomeno “fem-punk” non è sempre stato ben visto…
Abbiamo scelto di fare quello che amiamo! Appunto in Italia non è facile… sarà per il cantato in inglese, sarà perché il nostro Paese non ha una base culturale punk-rock, sarà che gli amanti del genere qui sono una vera nicchia. Il fatto di essere una female band a volte può essere un’arma a doppio taglio, ma dipende dalle circostanze: a volte ci siamo sentite dire “da tre angioletti come voi non ci si aspetta una musica così forte!”, altre volte percepiamo il maschilismo di fondo che guida il mondo musicale, ma fondamentalmente riteniamo che essere donne ci aiuti in fatto di visibilità, per cui al momento non ci sentiamo ‘vittime’ di particolari meccanismi e cerchiamo di sfruttare positivamente la cosa.
  • Il vostro nuovo atteso disco SAVE MY SANITY, già disponibile su tutti i migliori digital store, sarà presentato dal vivo per la prima volta qui in Italia il 13 ottobre nel release party ufficiale al Rock N Roll Club di Rho. Sicuramente sarete super cariche ed emozionatissime… c’è qualcosa che volete condividere con noi e che fin ora non avete avuto l’opportunità di poter dire?
Venite a vederci live il 13 ottobre a Rho! L’abbiamo detto ma vogliamo ribadirlo, perché sarà una delle pochissime occasioni di vederci live in Italia nei prossimi mesi, avremo una setlist inedita per i nostri fan italiani, anche quelli più affezionati! Il tutto free entry e con la possibilità di acquistare il nostro album ‘fisico’ e le nostre fantastiche tee-shirt “Save My Sanity”. Le avete viste? ? Qualche anticipazione o progetto futuro? Parole d’ordine: “live” e “tour”, separatamente o prese insieme. È questo ciò che abbiamo in mente per il futuro. E stiamo lavorando sodo per realizzarlo!
  • Grazie per la vostra disponibilità.

Grazie a te e a voi! Che la buona musica ‘vera’ ci possa sempre guidare!

 

 

Circa l'autore

Raffaella Piccirillo

Raffaella Piccirillo cantautrice, conduttrice e speaker radiofonico. Appassionata di arte e musica esordisce fin da piccola in vari spettacoli e musical. Nel corso degli anni sperimenta vari generi e stili musicali grazie alla sua voce versatile, portandola a collaborare con tantissimi artisti indipendenti di tutto il mondo.

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