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Sentieri partigiani: un viaggio alla ricerca dei valori dell’antifascismo

Sentieri partigiani: un viaggio alla ricerca dei valori dell’antifascismo
Un tuffo in un passato, alla ricerca di quei valori, che sono alla base della nostra società, ma che sono spesso accantonati.
In un momento storico, in cui sembra che la paura la stia facendo da padrone, i Sambene lanciano un messaggio di apertura e condivisione; lanciano un monito e riscoprono un senso di comunità. Un disco, dichiaratamente di “parte”, che, va ascoltato, senza pregiudizi, perché spesso la musica arriva dove la retorica la fa da padrone

  “SENTIERI PARTIGIANI – Tra Marche e memoria” è un lavoro di testimonianza, di ricerca: da dove nasce il bisogno di “non dimenticare”?

Il bisogno di non dimenticare nasce dalla convinzione che solo conoscendo la storia si ha la possibilità di non commettere di nuovo gli errori del passato. Conoscere attraverso la musica i personaggi che hanno dato vita alla stagione della Resistenza italiana, approfondire le loro storie, incontrare i loro sguardi sfogliando il libretto del disco che è particolarmente ricco di materiale d’archivio, rappresenta un tentativo di renderli vivi ed umanizzarli, sfuggendo alla semplice retorica della quale spesso la storia partigiana è vittima.

Che valore assume oggi il concetto di Resistenza? Nella quotidianità, quanto pensiate che lo si possa ritrovare?

Il concetto di Resistenza è vivo laddove si cerca, in ambito sociale, politico e civile, di favorire l’aderenza ai principi della nostra Costituzione e di impegnarsi a rispettare i bisogni dei cittadini, soprattutto degli ultimi, dei profughi, degli immigrati; laddove c’è una ferma condanna alla guerra.

Un viaggio nella provincia Italiana; “Sambene”, nome sardo: casualità oppure filo conduttore, che racconta di un’Italia, spesso bistrattata?

Il nome “Sambene”, termine sardo che significa “sangue” per noi sinonimo di “passione”, lo abbiamo scelto perché il suo utilizzo rimandasse ad un ambito culturale di tipo popolare. Il nostro gruppo si ispira infatti al folk, alla tradizione popolare italiana, come si evince anche dal modo in cui i nostri brani vengono eseguiti: formazione acustica, intreccio di tre voci, uso dei moduli classici della nostra musica a livello sia armonico che melodico. La provincia, per noi, non è realtà bistrattata, bensì ricca di stimoli e di idee, con in più il valore aggiunto di una maggiore attenzione alla conservazione delle tradizioni.

La scena musicale italiana come la trovate? E il vostro rapporto con i social?

La scena musicale italiana è assai creativa, ma non esiste più l’attenzione verso la musica d’autore, alla quale anche noi ci ispiriamo. O meglio, è molto ridotta e limitata a circuiti di nicchia spesso dimenticati dai grandi media. Il nostro rapporto coi social è molto vivo e li troviamo davvero utili per farsi conoscere e per diffondere la nostra musica e le storie di Resistenza che cantiamo.

Se doveste utilizzare un aggettivo per presentarvi, quale utilizzereste? Progetti per il futuro?

“Controcorrente” ci sembra l’aggettivo più adatto per presentarci, per la nostra scelta di non assoggettarci alle regole di mercato, di essere liberi e parlare di valori che sono i principi fondanti della nostra società: antifascismo, libertà, uguaglianza.

Per il futuro immediato, vediamo tanti concerti in tutta Italia per continuare a presentare “Sentieri partigiani”, ed anche collaborazioni con le scuole. Fra un anno, poi, metteremo mano ad un altro progetto discografico, del quale non possiamo rivelare ancora nulla.

Circa l'autore

Marianna Quartuccio

Marianna Quartuccio, fotografa, di origini campane, vorrebbe essere definita come “la cantastorie della fotografia”. C’è chi racconta una storia con le parole; lei a queste ultime sostituisce le immagini.

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