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“CANZONE DELL’AMORE PERDUTO”: COLAPESCE reinterpreta FABRIZIO DE ANDRÉ

“CANZONE DELL’AMORE PERDUTO”: COLAPESCE reinterpreta FABRIZIO DE ANDRÉ

A vent’anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, esce oggi “CANZONE DELL’AMORE PERDUTO” (Sony Music / Legacy Recordings per gentile concessione di 42 Records), in un’imperdibile versione speciale del brano, reinterpretato dal cantautore siciliano COLAPESCE.

Colapesce ci parla di come è nata questa reinterpretazione:

Ho cominciato a suonare “Canzone dell’amore perduto” dal vivo poco prima della scorsa estate, contravvenendo una delle mie regole fondamentali di vita: MAI FARE COVER DI FABRIZIO DE ANDRÈ. Non vi saprei dire con esattezza il perché di questo diktat auto-imposto, se si tratta di semplice riverenza o perché l’ho sempre percepito come un artista da esperienza intima e non condivisibile. Io amo fare le cover, mi piace intervenire sulle canzoni degli altri e plasmarle a mia immagine e somiglianza, non credo nel mito dell’intoccabilità, nella santificazione dei cantautori…

Ma De André no, De André per me lo può fare solo De André.

Quando da adolescenti andavamo in spiaggia con la chitarra (attorno agli ormai desueti falò) e cantavamo dagli Oasis a Fabio Concato, con in mezzo una serie di peccatucci musicali adolescenziali che non sto qui ad elencarvi, era tutto giusto e divertente; però, quando il mio amico Concetto buttava in mezzo un La minore e partiva con “Bocca di rosa”, cercando di imitare la voce scura di Faber, io morivo un po’ dentro (scusa Concetto, vediamoci presto) e mi chiudevo nel mio sdegno. Crescendo l’ascolto dei suoi LP è stata una scoperta continua e ciclica, ogni volta ricca di elementi nuovi, diversi. È arte che disvela se stessa piano piano.

Gli arrangiamenti sono sublimi e il suo modo di interpretare è unico e commovente.

Ogni parola ti si stampa sulla pelle e in alcuni episodi ti ritrovi da solo con la sua voce e la chitarra classica in degli universi di terrificante bellezza.

Perciò è successo, ho tradito me stesso e la mia regola di vita numero uno: ho fatto una cover di Fabrizio De André e ogni volta che l’ho suonata su un palco è stata un’occasione speciale.

Durante l’arpeggio iniziale si è sempre – non scherzo, sempre – sollevato un: “Ooooh” carico di stupore e aspettative che mi ha aiutato a comprendere una cosa che già sapevo.

Le canzoni di Fabrizio, questa canzone di Fabrizio, fanno parte del nostro patrimonio genetico collettivo, sono di tutti, si riflettono nella vita di tutti. Parlano a tutti.

E noi che le eseguiamo, quando le eseguiamo, diventiamo dei tramiti.

Per cui sì, mi scuso con i fan, la famiglia, e tutti, io odio chi fa le cover di De André.

E da oggi odio un po’ anche me stesso.

Ma in realtà sono felice di averlo fatto e di averlo fatto ora.

 

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