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Scarda, un live tutto da vivere

Un live acustico, voce e chitarra, capace di dare a tutti i presenti la possibilità di staccare la spina dal continuo tram tram di Milano, dal suo “continuo dover ricorrere”…

Questo è il regalo che Scarda ha fatto a tutti, con la sua capacità di raccontare…

Raccontare una canzone, ma anche un po’ tutti noi, perché in fondo chi almeno una volta non è stato “Michele un po’ matto” o “Gina” o “Mario il precario”?

Raccontare senza mai essere banale, ma riuscendo a coinvolgere tutto il pubblico e trasformando la sala colma in un incontro tra amici, anche se non conoscevi il tuo vicino.

Il filo conduttore della serata è stato il connubio venutosi a creare tra l’energia e l’intimità, creata dai suoi stacchi tra le canzoni, in cui gli aneddoti la facevano da padrone

Così ho scoperto un cantautore e con un suo stile, capace di tenere la scena, senza inseguire nessuno; un cantautore che non si sente di essere una star, ma conscio delle sue capacità; un cantautore, che oltre alla passione, ha alle proprie spalle un progetto ben curato e strutturato, dove nulla è lasciato al caso.

E così a fine serata, ti ritrovi ad essere ancora più affezionata al suo primo disco”I piedi sul Cruscotto”, attendendo con ansia il suo prossimo lavoro, perché certa che sarà un’altra perla.

E nel salutarvi non posso che fare mie le sue parole, che sono diventate un po’ i sotto-titoli della mia vita.

…E vivere stanchi con le mani davanti per non esser travolti da una vita di stenti e la paura su un foglio amore metto da parte l’orgoglio ma smetto quando voglio

Fotografare questo live è stato molto difficile, perché la voglia di vivermelo da semplice spettatrice è stata talmente tanta, che ad un certo punto ho spento la macchina fotografica.

Queste foto non hanno la presunzione di essere un riassunto della serata, perché ogni momento, con gli sguardi e i sorrisi dei presenti, meritava di essere immortalato in una foto. 

 

Circa l'autore

Marianna Quartuccio

Marianna Quartuccio, fotografa, di origini campane, vorrebbe essere definita come “la cantastorie della fotografia”. C’è chi racconta una storia con le parole; lei a queste ultime sostituisce le immagini.

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