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“SVUOTO I CASSETTI”- IL NUOVO VIDEO E SINGOLO DI ERICA MOU CHE ANTICIPA IL NUOVO ALBUM

E’ online “Svuoto i cassetti”, il nuovo video di Erica Mou, primo singolo estratto dal nuovo disco di inediti “Bandiera sulla luna”, in uscita il 1 dicembre per Godzillamarket. Disponibile anche il brano per le radio.

Link al video di “Svuoto i cassetti”: https://www.youtube.com/watch?v=JC66iLLQakY

ERICA MOU PARLA DEL VIDEO E DEL SINGOLO “SVUOTO I CASSETTI”

Svuoto i cassetti è la storia di un trasloco. E lo sappiamo tutti che incubo possa essere!

Così come conosciamo tutti la soddisfazione di farcela con le proprie braccia e guardare la nostra nuova casa pronta ad accoglierci.

E’ una delle prime canzoni che ho scritto per Bandiera sulla luna e ci tenevo fosse anche la prima della title track e il primo singolo.

Perchè racconta la preparazione al nuovo, un trasloco fisico ed emotivo insieme.

Il tempo passa e cambiamo gusti e taglie, gli abiti di un tempo non ci si addicono più.

Non resta che svuotare i cassetti, spogliarsi, guardarsi nudi e ricucirsi partendo dalla stoffa.

Un abito su misura è più costoso, ha tempi più lunghi di lavorazione, è più complesso da realizzare. Ma poi sì che ci si sente in sè.

Abbiamo girato il videoclip nella storica bottega di tessuti Bassetti, in centro a Roma.

Le “attrici” che mi cuciono l’abito addosso sono le sarte di Madamina, una giovanissima realtà di confezionamento di abiti su misura.

 

Testo e musica: Erica Mou

Riprese: Giacomo Citro e Francesco De Rosa

Montaggio: Giacomo Citro

Abito realizzato su misura da Madamina

Coreografia a cura di Valeria Loprieno con Scuola di Danza Eur

Mua: Massimo Toppi

 

BANDERA SULLA LUNA… IL NUOVO ALBUM

Si intitola “Bandiera sulla luna”, il nuovo atteso disco di inediti di Erica Mou, in uscita venerdì 1 dicembre per l’etichetta milanese Godzillamarket, con distribuzione Artist First.

“Bandiera sulla luna” racconta la conquista di nuovi spazi interiori, così sconosciuti e desiderati da rappresentare “la luna”. Descrive una generazione intera e la sua irrequietezza. Parla della capacità di amare senza possedere e di comunicare in maniera diretta senza vergognarsi.

E’ il primo disco che Erica Mou scrive totalmente lontana dalla sua terra d’origine, la Puglia: soprattutto a Roma, ma anche in Portogallo, Francia e Cambogia.

Il suo mondo musicale nasce dall’incontro tra cantautorato classico e sensibilità moderna: Erica si conferma portavoce di una nuova poetica cantautorale femminile, volta all’essenziale ma ricca di introspezione e personalità.

A soli ventisette anni, Erica Mou ha già all’attivo oltre 500 concerti in Italia e all’estero (Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania, Ungheria), ha pubblicato quattro album in studio e ha preso parte al Festival di Sanremo (2012), nella sezione Giovani, classificandosi seconda e vincendo il premio della critica Mia Martini, il Premio Sala Stampa Radio Tv e, successivamente, il premio Lunezia.

Nella sua decennale carriera, ha aperto i concerti di artisti come Paolo Nutini, Patti Smith e Susan Vega, e ha calcato grandi palchi come quello del Primo Maggio di Roma, dell’Heineken Jammin’ Festival, del Wind Music Awards e dello Sziget.

ERICA MOU PARLA DEL DISCO “BANDIERA SULLA LUNA”

Idealmente ho voluto dividere questo lavoro in due parti.

La prima parte della scaletta è il viaggio di andata, di ricerca, di demolizione, di inquietudine.

“Svuoto i cassetti” è un trasloco emotivo che dà inizio al viaggio; Roma era vuota è un sogno che si scontra con una realtà diversa; “Irrequieti”, “Ragazze posate” e “Amare di meno” hanno quello spirito di ricerca di un contatto profondo con le cose da parte di una generazione intera, che si sostiene come può; “Al freddo” è una lettera che rivendica calore.

La seconda parte del disco è l’arrivo sulla luna, l’assenza di gravità, una leggerezza ritrovata potendo guardare da un punto di vista diverso, nuovo, non necessariamente ideale ma senza dubbio guadagnato e onesto.

“Bandiera sulla luna”, “Canzoni scordate”, “Arriverà l’inverno”, “Non so dove metterti”, “Souvenir” e “L’unica cosa che non so dire” sono dei brani anche a volte musicalmente più lievi, a volte divertiti o con il cuore più spalancato che arrivano a dire dell’impossibilità di raccontare, per il troppo sentire, per il troppo vivere.

Al centro di questo viaggio c’è “Azzurro”, che nel 2018 festeggia cinquant’anni.

Ho voluto spogliarla per mettere a nudo il testo e l’immobilità che racconta. Quasi come se prendere atto dei limiti che ci auto-imponiamo possa essere la prima spinta per superarli, per provare a prenderlo, stavolta, quel treno dei desideri, che porta altrove nello spazio.

 

Questo è in sintesi il percorso dietro il mio lavoro di adesso, dietro quest’ultimo anno che mi ha scavata senza rubarmi niente e in cui sono stata devota a questa musica.

Ora è tempo di lasciar andare anche lei.

Non vedo l’ora di iniziare, ancora.

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